Culture

L’occhio di Plimsoll

April 16, 2021 / Fabiano Alborghetti

L’occhio di Plimsoll

Vedi, abbiam vissuto più di una vita,
ora dobbiamo pesare ogni cosa
sulla bilancia dei sogni e sguinzagliare
ricordi che divorino ciò che fu il presente.

(Yehuda Amichai)

I
Quante nuove parole sono state imparate
parole complicate
convenute aldilà della porta, in agguato.
E l’agguato ha un suo sguardo:
minaccia, usurpa, soprattutto persiste
non conoscendo il silenzio.
Il vociare dei dati, il saliscendi, le soglie
le tavole Excel, i dati precisi
le sensazioni, le sospensioni
i corpi nominati facendo la conta.
A che punto è la conta?

II
Città chiuse e aperte e richiuse
intoccabili, introvabili
nonostante le già note geografie.
Serrande abbassate, come chiusi sono ora gli affetti
estremi facili, parrebbe
ma obbligatorio è il distacco
e tutto è già spiegato così tante volte:
è per stare più al sicuro.
Quel silenzio quando tutto si è fermato:
depositario di memorie oscure e trame
un silenzio immune, primigenio. Una veglia
uno spazio minerale che ha il respiro dell’asfalto
uno spazio che si stira nell’assenza.
Sono tornati uccelli rari.
Alcuni fiumi sono ora popolati. Animali
da selva attraversano le strade. Accade
questo quando attorno manca l’uomo.
Ci avresti mai creduto?

III
La divisione forma nuove tribù:
i noncuranti, gli ignari, i sani e gli scaltri
quelli che curano il tormento degli altri…
Quando ti svegli, se hai ancora paura
ridammi la mano.
Le tue dita mi ricordano ancora?

IV
La solitudine dei borghi e del commercio
i debiti, i vuoti. Poi sfiati, aperture
forse foci mediocri
quei segnali accennati di una qualche ripresa
ma bastanti a illudere che sia tutto passato.
Nessuna gioia vesperale
piuttosto gesti aggrondati, navigando alla bolina
Ognuno porta con sé il peso degli occhi
di quanto ha visto in precedenza.
Ci si aggira nel vuoto, una vita
accanto a una vita, accanto a una vita.
E ognuno resta troppo addormentato
e vulnerabile, innocente persino
e la crudeltà appare come un malinteso.
Ognuno è nato aldifuori di questa stagione
lo ripetiamo, non vedendone la fine.
La mia paura somiglia un poco alla tua?

V
La notte, incurante, ne battesima molti
porgendo alla fronte un’impronta
e sono loro gli scomparsi.
Altri aspettano, altri negano, altri fingono
che nulla accada mai.
Altri disperano, altri cercano gli affetti
ritrovandoli daccapo.
Chi vorresti chiamare per nome
sentendolo vicino?

VI
Si spostano i muri
la luce è estromessa o parsimoniosa
un compendio al silenzio, a tutta l’attesa
che ha sospeso la volontà.
La notte: un corridoio ed è vasto.
Aspetta il passaggio. A ogni passaggio
piovono scaglie sul velo: le sirene
di troppe ambulanze che gridano in strada.
Nasce così d’improvviso la presenza degli altri
e ogni presenza è periferia
un’anima e un destino
una testa ingombra di rimpianti
di desideri il cuore. La parte incompiuta.
Almeno oggi, lo hai esteso un gesto gentile?

VII
Aperture, chiusure
dei nuovi dati la fucileria
e toponimi, da quarantene intorpiditi.
E nuovi gioghi
la gravità che ci figge quaggiù.
Potrebbe essere peggio, resisto.
E tu?

VIII
Si scompare lontani da chi ci ricorda
e sempre di più. Occorrono nuove misure
o forse iniziare daccapo.
Negozi chiusi quindi, tranne i beni essenziali
i servizi alla persona, poste, banche e parrucchieri
farmacie, manutenzioni e giardinaggio
stazioni di servizio e i mercati di bestiame.
Tutto il resto resta chiuso
ad eccezione dei fioristi.
Questa scelta nessuno l’ha spiegata
né tantomeno si è voluto sapere
lo si è sospettato, ma è indicibile.
È così inumano il non volere vedere?

IX
Per ripicca ai contrari
e senza alcuna ricorrenza
-per non somigliare all’eterna penombra-
una fresia, una rosa, la zinnia, il sancarlino
da tenere in salotto, per nutrire lo sguardo
sentirmi vicino
alla normalità.
Quando torneremo alla terra dei passi
guarderemo le erbe da marciapiede
nei cordoli oppure attorno ai tombini
quelle spinte oltre i graticci, ostinate
a raggiungere il cielo, imbarcando colore
accogliendo il calore. O le radici
che scavano, vene vindici e selvatiche
o le puntute spore, le fioriture malviste
libere e contrarie, e rinnovate
anche se attorno è la terra degli errori.
Andrà tutto bene, vedrai.  Quando potremo
posso invitarti a venire con me?

X
Il dislivello tra bellezza e scompenso:
non c’è previsione
come per la stanchezza, la secchezza
dei gesti non potendo il contrario
ma credimi: nessuno abitua allo stare lontano
ed è per questo che s’è allenato lo sguardo.
Per vedere più in là.
E c’è così tanto che vale la pena
nonostante l’attrito... Occorre distanza
lo so: adesso è tutto così troppo vicino
e c’è chi ripete che ci son solo rovine
detriti e rovine. Tu guarda meglio:
che cosa vedi?

XI
Dire rovine è dire perdita, o dolore.
Pur incarnando il terrore
non sono una promessa: sono già accadute.
Sono l’impronta di una frattura.
Ma non sono anche l’esorcismo alla paura?

XII
No, non saremo solo corpi crivellati dall’assenza
ma un ventaglio di miracoli.
Senti quanto ti dura il mondo, dentro.
Dimmi:
da dove cominciamo?

Fabiano Alborghetti. Ha scritto di critica, fondato riviste, creato programmi radio, progetti in carceri, scuole e ospedali ed è promotore culturale. È nelle commissioni dei festival Babel e Chiassoletteraria ed è presidente della Casa della Letteratura per la Svizzera italiana. Rappresenta la lingua italiana e la Svizzera nel mondo su mandati ufficiali. Traduzioni di sue poesie sono apparse in volume, riviste o antologie in più di 10 lingue. Ha pubblicato 6 raccolte tra le quali Maiser (Premio Svizzero di Letteratura 2018). www.fabianoalborghetti.ch

Texts by Renowned Swiss Authors: The Housing Cooperative by Yael Inokai

We lived in the first block of the cooperative housing project, in the third entrance, on the sixth floor. I had the large room that opened up onto the balcony. My sister had the little one with privacy. The neighborhood was built in the 1920s. There were four large blocks and six small, rectangular green […]

Urban Planning & Covid 19

A conversation featuring Jacqueline Parish of Zurich’s municipal Planning Department and landscape architect and urban designer, RobinWinogrond, co-founder of Studio Vulkan Landscape Architecture in Zurich, City Architect of Tel Aviv-Yafo, Yoav David and landscape architect, Matanya Sack of Sack-Reicher Architects in Tel Aviv

Texts by Renowned Swiss Authors: Still by Gianna Molinari

There was still movement. Wind rippled water, made waves. Birds circled, headed south. And Rome was full of starlings. There was still movement, all the fish under water were nibbling at the bottom; overall, animals fed, mated, and spawned. They lay down to die. How does a doe die a natural death? How a whale? […]

Giving Climate Change a Human Face

As part of the 8th International Photography Festival in November 2020 in Tel Aviv, Swiss photographers Mathias Braschler and Monika Fischer present their work The Human Face of Climate Change. Whereas climate change is often explained with a barrage of scientific data, graphs, hypotheses and forecasts, Braschler and Fischer have put a human face on the existential challenge facing […]

Now What?

Teder.fm, in collaboration with the Embassy of Switzerland in Israel, presents Heike Munder, Director of the Migros Museum for Contemporary Art in Zurich, in a podcast conversation with prominent local cultural figure Itay Mautner. Wake up and get inspired by a talk about the special philosophy of the Migros Museum, about art and artists during […]